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vengo dal mare…

architettura a Venezia negli anni della sperimentazione, con la grande curiosità per la storia e l’arte: ero stata catturata magneticamente da Manfredo Tafuri e il suo storico gruppo. Sono dunque una storica più che un architetto.

Ho fatto teatro per più di dieci anni a Imola con grandi amici che mi hanno permesso di scoprire il teatro e di avvicinare attraverso laboratori e allestimenti la realtà manicomiale. Uno di loro era un eclettico trombonista che si inventava sempre cose bellissime.
La sala prove era il reparto n 5. Ci abbiamo passato anni, ed eravamo più dentro che fuori.

Ricordo spettacoli “epici” messi in scena con loro, “i matti” e la mia compagnia, in tempi in cui Basaglia aveva appena tracciato la sua strada, ma tanta, tanta strada era ancora da fare.

Mi dispiace non avere salvato qualcosa di più di quel periodo, è tutto un ricordo…le trasferte con la macchina piena di “picchiatelli”
e chi se le scorda più!
Viaggiavo un bel pò e proponevo i nostri spettacoli, ero un’organizzatrice teatrale.

Poi il teatro a Verona, dove ho fatto di tutto fino a non poterne più.

Da lì ho ricominciato partendo da ciò che mi aveva sempre catturato: il linguaggio della comunicazione visiva.

In Inghilterra ho seguito una scuola di grafica e poi sono tornata con un portfolio per presentarmi: ho cominciato da Vogue Italia.

Vogue era per definizione il mondo dell’editoria e della moda, grande e bellissima esperienza.
Si lavorava con materiali fotografici eccezionali.

Sono tornata in Inghilterra a costruire un nuovo portfolio, ho passato mesi a collaudarlo presentandomi in grandi studi. Al ritorno ho lavorato per Benetton: illustrazioni per t-shirt e non solo. Ho affrontato in modo “grafico” le magliette.
Con un pizzico di orgoglio dico che ho innescato una moda: quella di far giocare il davanti della t-shirt col dietro e il logo con l’illustrazione.

Poi c’è stato Stefanel.
Ancora grafica per t-shirt, illustrazioni che interagivano col logo, e il progetto di restyling vetrine per tutti i punti vendita Stefanel, in Italia e all’estero.
Il mio progetto si è ispirato a vari linguaggi della comunicazione visiva: luci d’ambientazione teatrale, attrezzi suggeriti da un allestimento d’arte, fondali e quinte che mettessero in scena la campagna pubblicitaria di Stefanel.

E’ seguita una lunga pausa che ho dedicato a mia figlia e alla mia famiglia.
Ho ripreso con i libri per bambini
e poi un pò alla volta mi sono rituffata nella grafica,…e non solo.

Dopo, con un pò di mare e di sale addosso, e’ “nata” nevedesign.

 

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